Deborah Fait, giornalista e collaboratrice di Informazione Corretta, affronta diversi aspetti del conflitto israelo-palestinese, con particolare attenzione al tema dell’educazione dei bambini nei territori palestinesi.
Uno degli argomenti centrali riguarda il modo in cui la scuola e alcuni materiali didattici possono contribuire a trasmettere ai bambini una visione fortemente ostile nei confronti di Israele e degli ebrei. L’intervista si concentra in particolare sulla rappresentazione del 7 ottobre e sul rischio che episodi di violenza e terrorismo vengano presentati ai più giovani non come tragedie da comprendere, ma come eventi da celebrare o emulare. Nel testo di Fait vengono citati anche esercizi scolastici costruiti sul numero degli israeliani uccisi durante l’attacco.
Da qui nasce una riflessione più ampia: che conseguenze può avere sui bambini un’educazione fondata sull’odio verso un altro popolo o gruppo?
Durante l’intervista vengono quindi affrontati il rapporto tra educazione, propaganda e conflitto, il ruolo degli insegnanti e dei media e l’importanza di interrogarsi su ciò che viene trasmesso alle nuove generazioni.
Un tema delicato e controverso, che invita a riflettere su quanto l’educazione possa influenzare la percezione dell’altro e, soprattutto, sul tipo di futuro che si può costruire quando i bambini crescono imparando a considerare un intero popolo come un nemico.
Fait utilizza un linguaggio molto diretto e fortemente polemico. Uno degli aspetti centrali dell’intervista è proprio il contrasto tra la rappresentazione dei palestinesi come vittime e la necessità di ricordare gli attentati terroristici e le vittime israeliane.


11 commenti
All’educazione dei bambini palestinesi sta già provvedendo israele,
esistono ancora le scuole in Palestina?
Liberate la Palestina e vedrete che i bambini non vi odieranmo più.
i miei più vivi complimenti ad un giornalismo libero, puntuale nelle ricostruzioni storiche, imparziale. Credo che un Pulizer ad entrambi sia meritato.
Non si preoccupi, la signora Fait. I bambini palestinesi sono più occupati a sopravvivere alla fame e ai bombardamenti, che ad andare a scuola. Non potranno crescere nell’odio, semplicemente perchè non gli verrà consentito di diventare adulti.
Penso che il problema sia reciproco. Più durerà la guerra e più i bimbi palestinesi odieranno gli ebrei e quelli ebrei odieranno i palestinesi: sono vittime sia gli uni che gli altri.
Smettete di massacrare la popolazione Palestinese e magari i bambini non vi odieranno più!!!!!
Direttore, comprendo il suo imbarazzo, ma non lo giustifico e perciò le chiedo: quando una posizione netta di Radioerre su questa vicenda? Sul massacro quotidiano dei palestinesi a Gaza? Sul divieto imposto da Israele all’ingresso dei giornalisti nella Striscia, per documentare ciò che accade?
Lo sa che il giornale cattolico “Avvenire”, organo dei vescovi italiani, ha lanciato una petizione per candidare i bambini di Gaza al Premio Nobel per la Pace?
Cara Deborah.
bisogna sicuramente portare rispetto agli anziani, e io lo farò anche in questo caso
l’UNICO E VERO ODIO CHE VEDO E’ QUELLO CONTRO IL POPOLO PALESTINESE.
capisco però… capisco benissimo il suo punto di vista.
Radio Netanyahu é dichiaratamente schierata a favore dello sterminio dei terroristi palestinesi di hamas, degli hezbollah libanesi, degli houti yemeniti, delle milizie sciite irakene, e i pasdaran iraniani !
Sterminio che deve comprendere soprattutto i bambini.
Che vergognosa emittente.
Già finito il senso del pudore?